In amore vince chi fugge

12 mag

I luoghi comuni sono insopportabili. Cercano di banalizzare delle cose complicate, oppure di far passare come assolute verità delle palesi stupidaggini. E penso che la frase del titolo appartenga alla seconda categoria.

Ma chi l’ha deciso? Chi l’ha stabilito? E soprattutto perchè in amore si dovrebbe “vincere”???
Forse è il mio animo di ingegnere che parla, ma a me sembra la cosa più logica del mondo. Se fuggi da qualcosa è perchè ne puoi fare a meno e se ami qualcuno non ne puoi fare a meno. Penso che questi due concetti siano così semplici e lineari che anche un bambino li capirebbe. Ecco, forse è anche il mio animo di bambina che parla, quella parte di me che non mi vuole abbandonare e che forse spero non mi abbandoni mai.
Se un bambino vuole qualcosa non elabora stratagemmi complicati, indifferenze calcolate, non cerca di provocare fantomatiche gelosie, non lascia frasi a metà. Se il barattolo di Nutella è lì sul tavolo a sua disposizione, lui lo prende e ci si butta a capofitto, con quella splendida incoscienza che solo lui può avere, sfidando le ire di sua madre che potrebbe entrare da un momento all’altro.

Chi fugge in amore non ama davvero. Per quanto mi riguarda, ogni volta che sono fuggita ero pienamente consapevole di non provare assolutamente nulla, e ogni volta che ho visto qualcuno fuggire…bè l’ho lasciato andare…a malincuore certo, ma senza troppi rimpianti, sapendo che se lui fuggiva era perchè o non gli piacevo abbastanza o perchè non amava abbastanza se stesso. Sì, perchè c’è anche questa variante mostruosa. Chi fugge perchè non ha il coraggio di mostrare se stesso. Se vogliamo proseguire con la metafora, avete presente i barattoli di Nutella quando sono quasi finiti? Li guardi da fuori e quasi non te ne accorgi, perchè la poca Nutella rimasta è tutta aderente alle pareti. Così il bambino si avvicina, lo apre e scopre che il barattolo è miseramente vuoto. Che trauma.

Comunque, qualunque sia il motivo per cui si fugge, una cosa è certa: chi fugge perde il treno, spreca quel magico attimo in cui tutto è possibile, il momento in cui il bambino desidera la Nutella più di ogni altra cosa al mondo e si dedicherebbe totalmente a scoprire quanto sia buona. Ma poi capita sempre così: passa un po’ di tempo e il bambino si ritrova di nuovo davanti il barattolo, stavolta a sua completa disposizione… ma lui non ne ha più voglia, è cresciuto e ha capito che forse strafogarsi di Nutella non è poi la cosa più sana del mondo. ;-)

Claudia

Gli ingredienti dell’Amore

9 mag

Oggi parliamo d’amore. Più precisamente degli ingredienti per una storia d’amore,per far funzionare bene una storia d’amore. Fino a non molto tempo fa a chi mi chiedeva quali fossero le “carte” fondamentali e immancabili in una storia d’amore, rispondevo a occhi chiusi. La passione, la voglia di ridere, il sapersi capire al volo, fiducia, fedeltà, e tante altre cose. Tutte cose che anche ora confermo come necessarie, però solo ora mi rendo conto di aver sempre dimenticato due ingredienti fondamentali,che forse solo ora, crescendo,mi sembrano assolutamente fondamentali.

Il primo ingrediente è l’equilibrio. Avere vicino una persona con cui sentirsi finalmente in equilibrio, qualcuno che non dipende da te e da cui sai di non aver bisogno di dipendere. Qualcuno che ti faccia sentire la sua presenza, senza inondarti il cellulare di messaggi ma anche solo con una semplice telefonata,magari inaspettata. Qualcuno che anche se lontano riesce a farsi sentire vicino. L’equilibrio distrugge quella regola non scritta per cui in amore vince chi fugge.Quando tra due persone c’è equilibrio non si ha nessun bisogno di fuggire da nulla, perchè si sta bene semplicemente lì, dove si è.

Il secondo ingrediente è invece il prendersi cura di qualcuno. Non c’è niente di più bello credo, di sapere che esiste una persona, al di là della propria famiglia, che abbia voglia di prendersi cura di te. Senza gesti eclatanti, senza rumoreggiare troppo. Qualcuno può prendersi cura di te semplicemente preoccupandosi che tu non faccia troppo tardi la sera perchè il mattino dopo devi andare al lavoro,e potresti non sentire la sveglia. Oppure preoccupandosi di dirti,prima di venirti a prendere, di mettere una felpa più pesante perchè fuori fa inaspettatamente freddo. E’ prendersi cura anche aspettare in macchina di vederti entrare nel portone di casa,dopo averti riaccompagnato a sera tardi, senza sgommare via come un fulmine non appena appoggi il piede sull’asfalto e richiudi la portiera. E’ prendersi cura anche prestarti il suo giubbotto quando inizia a piovere e nessuno dei due ha un ombrello. L’elenco potrebbe essere esteso all’infinito con i mille esempi che ognuno di noi ha, piccoli gesti che non dimentichi più.

E io dico che una torta, se vogliamo paragonare l’amore a una torta, con questi due ingredienti in più sarà davvero troppo buona, da leccarsi i baffi.

Silvia

Tutto in una foto

23 mar

Oggi pensavo al potere disarmante delle fotografie.Premetto che le fotografie sono quasi fondamentali nella mia vita.Fin da piccola sono stata abituata a scatti e flash, durante le vacanze, le gite in montagna, i pomeriggi al luna Park o allo zoo, durante i compleanni, ma anche durante le semplici domeniche pomeriggio in casa con mamma e papà. E gli album che straripano dagli armadi non fanno altro che ricordarmelo. Crescendo mi sono portata con me questo amore per le fotografie, passando dalle usa e getta fino alle digitali. Premetto anche che non sono affatto una brava fotografa, anzi anche quelle che io mi azzardo a definire foto artistiche potrebbero avere circa un milione e mezzo di difetti tecnici agli occhi di un vero fotografo. Ma a me piacciono da impazzire le foto imperfette, quelle che mi scatto senza autoscatto, ma con un insano prolungamento del braccio insieme alle mie amiche, quelle che scatto al gattino che si sta nascondendo sotto una macchina, o quelle che immortalano l’espressione più buffa della mia migliore amica. Le fotografie hanno il potere di memorizzare un preciso istante, una smorfia che non vuoi dimenticare, un bacio che non darai mai più. Le fotografie sono i ricordi che ti possono fare ridere a crepapelle più del migliore film comico, e possono farti piangere per ore più del migliore film strappalacrime trasmesso a Natale. Certe fotografie riescono a lasciarmi imbambolata per minuti interi senza fiatare, completamente stregata. Perchè certe fotografie immortalano un espressione così spontanea,o assorta o,pensierosa, o turbata che su un certo viso non ti saresti mai aspettato di vedere.
Puoi rimanere imbambolata per esempio, di fronte alla foto di quel ragazzo che ti ha fatto soffrire le pene dell’inferno, che ti ha fatto piangere tutte le lacrime che i tuoi occhi avevano a disposizione, che la tua mente ti aveva costretto a considerare come un essere quasi diabolico, da tenere a distanza di sicurezza. Ma poi ti basta una foto, una semplicissima foto in cui quello stesso ragazzo di malvagio e diabolico non ha proprio nulla. Non ha nulla del festaiolo circondato da trentacinque ragazze, il più delle volte con il bicchiere in mano e una nuova conquista sotto braccio da aggiungere al suo elenco personale degno di Casanova. No, quella maledetta foto ha avuto il potere di immortalarlo in casa, seduto alla sua scrivania senza bicchieri in mano e senza donne vicino. Con una tuta da ginnastica e l’espressione assorta e interrogativa, tenera e innocente, così bella da lasciarti senza fiato. Da obbligarti a chiedere se lui è anche quella persona lì, e non è soltanto tutto il resto che avevi condannato. A volte una fotografia può lasciare intravedere qualcosa in più di una persona, proprio come quando fotografiamo il cielo e nel momento in cui scattiamo la foto non ci accorgiamo di quel meraviglioso e timido arcobaleno che sarà poi la foto stessa a farci notare. E’ per questo che io, per sicurezza, non mi separo mai dalla mia amatissima macchina fotografica. :-)

Silvia

Colonne sonore

18 mar

Ieri sono salita in macchina e, come faccio sempre, ho acceso la radio. Ho cominciato a guidare e nel mentre a cambiare stazione, cercando una canzone che mi piacesse. E sarà che ho gusti difficili oppure sarà che nel weekend le radio sono intasate di quella musica da discoteca che non riesco a farmi piacere, ma nulla mi convinceva abbastanza da farmi allontanare il dito dal pulsante della radio. Ogni tanto beccavo una canzone che quasi mi faceva capitolare, quel motivetto di moda un po’ orecchiabile che ti stufa alla seconda volta in cui lo ascolti, ed ero quasi tentata di dire: “basta, ora la pianto e mi godo il viaggio prima che mi venga un crampo alla mano o prima di creare un incidente a catena al prossimo incrocio”. Ed ero lì lì per lasciar perdere, dopo un buon quarto d’ora di zapping, ma poi ho deciso di fare un ultimo tentativo. E, magicamente, dalle casse della radio è uscita la voce roca del mio cantante preferito. Inutile dire che ho alzato il volume al massimo e mi sono gustata tutta la canzone, che tra l’altro era appena iniziata, dalla prima all’ultima nota.
E sarò pazza probabilmente, ma ho pensato che è questa la filosofia con cui voglio impostare la mia vita. Nell’amore, nell’amicizia, nel lavoro, e in qualsiasi altra cosa ti venga in mente. Non accontentarti del motivetto alla moda, di quello che piace a tutti e che tutti dicono ti dovrebbe piacere. Continua a cambiare stazione e accetta il rischio che arriverai a destinazione senza aver trovato la canzone che cercavi. Continua a credere che prima o poi troverai la canzone che desideri davvero ascoltare. E quando la trovi, abbassa i finestrini e comincia a cantare.

Claudia

Vizio capitale

5 mar

L’invidia, che brutta malattia. Sì, l’invidia è una malattia, non è un difetto. E’ una malattia che colpisce certe persone, non tutte per fortuna, proprio come il morbillo e la varicella. Solo che, a differenza di queste malattie, non dura l’arco di quindici giorni, ma chi ne è affetto se la porta avanti per tutta la vita.
Anche Dante aveva parlato degli invidiosi, nella Divina Commedia, costringendoli a una pena parecchio cruenta: farli camminare con le palpebre cucite con i fili di ferro, proprio loro che durante la vita terrena non facevano altro che guardare con malignità le cose altrui. Mi ha sempre affascinato la pena che Dante aveva riservato loro, anche se a diciotto anni credevo che l’invidia si limitasse ad invidiare un paio di jeans a una compagna di classe o il fidanzato particolarmente attraente della professoressa di latino oppure la pancia piatta della cugina che mangia come un camionista e non mette su un etto. Questa era la mia più grande concezione d’indivia, questa era l’invidia che riuscivo a provare e questa era l’invidia che credevo che tutti potessero provare. Per cui, la pena di Dante mi sembrava pure fin troppo drastica.
Crescendo però si aprono gli occhi, nel bene e nel male. Il mio livello di invidia, anche ora che sono cresciuta, è rimasto fermo alla pancia piattissima della cugina che mangia come un camionista senza mettere su un etto, e di questo ne vado fiera. E’ un sentimento che non mi tocca: sono gelosa, ai limiti dell’accettabile, ma invidiosa no. Ma crescendo, conoscendo persone nuove, ci si rende conto che l’invidia, quella cattiva, quella velenosa, non è quella che si prova per la pancia piatta della cugina. L’invidia che Dante punisce in quel modo così feroce è l’invidia malata.
Quella che porta ad invidiare non solo i vip e le loro ville da sogno, non solo i fisici perfetti di calciatori e modelle, ma addirittura i propri conoscenti, i propri amici e a volte, nei casi più estremi e inquietanti, i propri fidanzati. L’invidia malata è quella che fa nascere e covare rancore e odio, che rende inaccettabile pensare che una persona vicina possa essere, semplicemente, serena. Non felice, solo serena. Rende inaccettabile rendersi conto che quella persona ha dei sogni, ha qualche Vero amico, o un amore perfetto, oppure anche solo un cane da riempire di attenzioni. Oppure perchè quella persona sa divertirsi con poco, o sa ridere con ancora meno.
Quindi ora che ho ventitrè anni, e qualche esperienza in più, so con certezza che Dante non è stato affatto poco carino con gli invidiosi. Anzi, se fosse ancora vivo, gli stringerei la mano.

Silvia

Un difetto imperdonabile

29 feb

In questa splendida giornata di sole voglio descrivere brevemente una particolare tipologia di individuo che, periodicamente, in veste sia maschile che femminile, incrocia la mia strada, e credo non solo la mia. Non succede troppo spesso per fortuna, dato che questa razza non è così frequente come si potrebbe pensare.
Ognuno di noi è pieno di difetti e io tendo a sopportare e perdonare i difetti altrui, e anzi a volte ad affezionarmici, proprio come sono affezionata ai miei.
Ce n’è uno però che non riesco proprio a digerire, in nessun modo: è la mancanza di passione. Un difetto non così evidente come si potrebbe pensare, perchè a volte le persone che ce l’hanno sono le più insospettabili, quelle che a prima vista invece paiono assolutamente vitali e briose, mentre altre volte può capitare che una persona apparentemente spenta lo sia semplicemente per timidezza o per pudore o per riservatezza.

Le persone senza passione sono quelle che ti odiano perchè in realtà odiano se stesse. Sono quelle che parlano male di te in tua assenza e poi magari quando ti hanno davanti ti osservano in silenzio, senza avere nemmeno il coraggio di dirti quello che pensano.
Le persone senza passione sono quelle che non sanno apprezzare un momento, un paesaggio, un profumo, una risata spontanea. Sono quelle che non sanno voler bene. Non sanno gioire della felicità altrui, e anzi sono sempre impegnate a capire se tu sei messo peggio di loro.
Le persone senza passione vogliono solo possedere, in amore come in amicizia. Non sanno cosa vuol dire amare, perchè si ama veramente solo quando si è liberi.
Le persone senza passione non sbagliano mai, perchè non vivono.
Le persone senza passione sanno essere cattive come tu non riusciresti ad essere mai.
Le persone senza passione non accettano consigli, perchè li interpretano sempre come critiche spietate.
Le persone senza passione odiano a morte le persone piene di passione.

Ma le persone senza passione sono facilissime da sconfiggere.
Basta rispondere al loro odio con un sorriso. Non c’è nulla che le faccia rodere di più. :-)

Claudia

MONTAGNE RUSSE

20 feb

Ci sono storie che nascono all’improvviso, che ti lasciano fin da subito senza fiato. Storie rischiose, che avrebbero un pallino rosso simile a quello che vieta certi film ai minorenni.Storie intense da batticuore, storie che non nascono sotto i migliori auspici. Sono spesso le storie più interessanti perchè ti portano a sfidare quasi te stessa o tutti quelli che ti ricordano che prima o poi ti farai male, prima o poi piangerai. E piangerai, molto probabilmente piangerai,sei tu la prima a saperlo nel momento stesso in cui inizi quella storia da bollino rosso. Però questo brutto presentimento non sarà mai così forte da impedirti di iniziare questa storia. Queste storie da bollino rosso, per me sono esattamente come le montagne russe. Mai un momento di serenità,mai quella piacevole e rassicurante calma piatta. Sempre alti ,picchi che ti fanno toccare le stelle ,per poi precipitare di nuovo bruscamente nel vuoto. Queste storie, così come le montagne russe,sono quelle che inspiegabilmente ci attraggono di più,quelle che non ci stuferebbero mai. Perchè gli alti sono troppo intensi per essere cancellati, e i vuoti d’aria e le cadute a picco sono quasi elettrizzanti,ti fanno assaporare meglio quello che verrà dopo, anche se quasi mai hai la certezza che qualcosa dopo verrà. Da piccoli in fondo erano le montagne russe ad attrarci di più, non il bruco-mela o i cavalli che ruotavano dolcemente in modo circolare. E i nostri genitori ci hanno sempre tenuti alla larga dalle montagne russe, dipingendole come strumenti semi indemoniati. E per noi a quel punto, ancora più interessanti. Crescendo nè i genitori, nè nessun altro potrà più trascinarci lontano dalle montagne russe, toccherà a noi scegliere se vale la pena fare un giro con tutti i rischi connessi, o se accontentarci del rassicurante percorso del bruco mela.

Silvia

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